Teaspa

L’acqua che beviamo

 

Liberamente tratto da Universo del Corpo – 1° Volume – Edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani 

L’acqua è un elemento indispensabile per la vita dell’uomo. I due principali aspetti che interessano la salute umana sono il ciclo naturale dell’acqua e le normative sanitarie ad esso correlate. Nessuna acqua, anche se prelevata direttamente dalla sorgente, può, per legge, essere definita potabile ed essere utilizzata per l’alimentazione, anche se non contiene batteri, ammoniaca o composti di azoto. Questo perché nei mari, nei laghi e nei fiumi vengono scaricati ogni giorno considerevoli quantità di rifiuti: quando l’inquinamento raggiunge la falda sotterranea, si rischia di inquinare l’acqua che tutti noi beviamo. Se essa è contaminata da sostanze nocive, deve essere purificata per divenire potabile. La depurazione si ottiene trattenendo l’acqua in grandi serbatoi affinché la maggior parte delle sostanze contenute si depositi sul fondo, quindi viene opportunamente filtrata. Dopo tali trattamenti, deve essere sterilizzata per uccidere i microbi che potrebbero essere ancora presenti. Si utilizza a questo scopo soprattutto il cloro che dà all’acqua quel sapore particolare.

La buona qualità dell’acqua è determinata, in genere, dalla gradevolezza e dall’assenza di sostanze inquinanti, tossiche o nocive per la salute umana. La gradevolezza è accertata dai nostri stessi sensi, mentre la presenza di sostanze inquinanti che vengono a contatto con l’acqua durante le fasi di accumulo, trasporto e distribuzione è verificata in laboratorio. A volte però l’inquinamento può essere causato inconsapevolmente anche dall’utente, per l’inadeguatezza del suo impianto idrico. Una volta accertata l’utilizzabilità dell’acqua per scopi idropotabili, questa subisce il trattamento di disinfezione attraverso l’immissione di un elemento esterno, il cloro, appunto

La normativa italiana e quella dell’Unione Europea, riguardo alla qualità delle acque destinate al consumo umano, si basano su una serie di criteri. Innanzitutto vengono definite l’area di tutela assoluta delle opere di presa, il cui raggio non deve essere inferiore a 10 m., la zona di rispetto (di raggio non inferiore ai 200 m.) nella quale sono vietate alcune attività considerate potenziali fattori di inquinamento (impiego di pesticidi, pascolo e stazzo di bestiame, discariche di qualsiasi tipo, ecc.) e quella di protezione, che può essere molto vasta e sulla quale possono essere poste limitazioni per insediamenti civili, produttivi, turistici. Tale normativa definisce, per le acque destinate al consumo umano:
– le proprietà organolettiche
– i parametri chimico-fisici in rapporto alle caratteristiche naturali delle acque
– i parametri concernenti la presenza di sostanze tossiche
– i parametri microbiologici
La normativa non stabilisce solo i parametri da sottoporre ai controlli, ma anche la frequenza con cui questi devono essere effettuati: entrambi i fattori variano in base alla dimensione numerica della popolazione servita. Un’esposizione sintetica dei principali parametri di qualità previsti dalla normativa italiana è riportata nelle Tab. 1, 2 e 3. 

Tab.1 da D.Lgs. 31/01 e s.m.i.

 

Universo del Corpo – 1° Volume – Edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana – Treccani

Tra i parametri chimico-fisici delle acque potabili (tab.2) assume un ruolo rilevante la temperatura; è infatti importante che la temperatura dell’acqua, misurata con continuità alla scaturigine, sia costante in funzione del tempo.

Tab.2 da D.Lgs. 31/01 e s.m.i.

I parametri organolettici (calore, torbidità, odore e sapore) devono essere favorevoli.
Se infatti, con l’alternarsi delle stagioni, essa risulta soggetta a oscillazioni, ciò potrebbe significare che le acque risentono molto delle variazioni di temperatura che si verificano negli strati più superficiali del suolo; si tratterebbe allora di acque poco protette e a rischio di inquinamento.
Notevole importanza hanno anche i valori di acidità dell’acqua: bassi valori di pH infatti, associati alla presenza di anidride carbonica libera, rendono l’acqua aggressiva nei confronti dei metalli delle tubazioni, fenomeno che può portare alla liberazione, da parte di queste ultime, di metalli tossici per l’uomo.
Anche i minerali disciolti nell’acqua rivestono un ruolo molto importante nella salute umana (Tab.3).
In particolare il calcio svolge, tra le altre, anche una funzione protettiva nei riguardi dell’assorbimento di sostanze tossiche.

 

Tab.3 da D.Lgs. 31/01 e s.m.i.


 

Per quanto riguarda magnesio e solfati, la legge italiana ha fissato dei valori di deroga.
Il solfato di magnesio ha un effetto depurativo sull’apparato digerente umano e, in dosi più elevate, svolge una vera e propria azione lassativa. Sebbene auspicata, non esiste una definizione ufficiale accettata per la “durezza” dell’acqua. Si tratta di una proprietà legata prevalentemente al contenuto nell’acqua, di carbonati, bicarbonati e solfati di calcio e magnesio. Le acque potabili che contengono eccessive quantità di sali di calcio e di magnesio sono chiamate “acque dure”. La durezza dell’acqua non ha, entro certi limiti, molta importanza, ma bisogna tenere presente che questi sali rendono l’acqua poco digeribile e causano la formazione di incrostazioni nei tubi, nelle caldaie, nelle pentole; oltre ad essere molto dannosi per le lavorazioni industriali, impediscono anche ai saponi di formare la schiuma, necessaria per l’asportazione dello sporco dalla biancheria, dalle mani, ecc. Inoltre rendono cattiva la cottura degli alimenti, quali per esempio, i legumi. Le acque “molli” di contro, rendono l’acqua corrosiva, facilitando il passaggio in soluzione di eventuali metalli tossici come il piombo. Sebbene la maggioranza degli studi dimostri che la distribuzione delle acque con durezza elevata è un fattore di protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari, le basi biochimiche del fenomeno non sono state analizzate con certezza, rendendo necessaria una soluzione di compromesso tra gli aspetti tecnologici e quelli salutistici.
Altro elemento contenuto nell’acqua è il fluoro, essenziale alla vita, presente negli alimenti solo in quantità minima. Il fluoro svolge un’azione di difesa nei confronti della carie dentale, soprattutto se somministrato ai bambini in età scolare.
Infine, particolare rilievo nella determinazione della qualità delle acque possiedono i parametri microbiologici (tab.4). La patologia infettiva di origine idrica ha suscitato da sempre la massima attenzione delle autorità sanitarie e, nonostante i procedimenti di disinfezione abbiano ridotto il rischio infettivo, il controllo deve essere mantenuto costante. I valori guida e le concentrazioni massime accettabili riportati nella tabella si basano sul fatto che nelle acque non si effettua in genere (o solo raramente) la ricerca dei singoli germi patogeni, in quanto i risultati sono spesso scarsamente riproducibili e i tempi di identificazione piuttosto lunghi. L’identificazione della presenza di contaminanti si basa su criteri probabilistici. Anche sulla base di questi criteri sono stati stabiliti i valori limite per i parametri microbiologici di qualità delle acque potabili.

Tab. 4 da D.Lgs. 31/01 e s.m.i.

L’acqua, si diceva, oltre ad essere esente da sostanze inquinanti, deve rispondere a determinati requisiti di purezza e ai già menzionati caratteri organolettici, chimici e fisici
Essa deve essere incolore, inodore, insapore. Tali peculiarità sono valutate dai chimici come elementi utili a classificare la gradevolezza dell’acqua destinata a scopi potabili, ma sono caratteristiche che soddisfano anche i sensi di ciascuno di noi e rendono perciò più gradevole l’utilizzo di tale risorsa.
Col nome di acque minerali si indicano invece quelle che contengono una rilevante quantità di sali e che hanno proprietà curative.
Tutto considerato, si comprende ora bene perché, quotidianamente, ci si debba impegnare a sensibilizzare chi usa l’acqua affinché la restituisca all’ambiente nelle migliori condizioni possibili.
Consigli utili: Per preservare la purezza dell’acqua è bene far effettuare da personale idoneo un controllo periodico alle interconnessioni condominiali o pubbliche che possono venire intaccate o fessurate dagli scavi (ad esempio di manutenzione stradale) o sconnesse da sovraccarichi stradali non previsti, favorendo infiltrazioni contaminanti.
Inoltre, occorre vigilare costantemente sull’impianto interno di casa, verificando sempre le tubazioni in presenza di macchie d’umido sulla parete. Bisogna fare poi estrema attenzione nel caso in cui siano installati filtri meccanici, a carbone attivo o di altro genere. Questi, se non perfettamente in regola, posso fare da substrato ad una proliferazione delle alghe, mentre l’interruzione dell’utilizzo del filtro determina una contaminazione microbica.