Teaspa

Lo sapevi che?

 

L’acqua un bene in estinzione
La chiamano oro blu. Ricercata, preziosa, contesa: l’acqua fonte di vita, ma spesso anche di guerre fra popoli per lo sfruttamento di quella che ormai è una risorsa “in estinzione”. Come previsione per il futuro, prevede catastroficamente l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), un terzo della popolazione mondiale, all’incirca tre miliardi di persone, sarà a rischio siccità. L’Onu va oltre: nel 2025, hanno accertato, saranno assetati i due terzi dei popoli. Si cercano fonti alternative, si trovano milioni di metri cubi d’acqua ghiacciata su Marte, mentre si invia sulla Luna una “navicella – suicida”, che schiantandosi, libererebbe una gran quantità di vapor d’acqua. 
I ricercatori incaricati dal Comitato nazionale per la lotta alla desertificazione, intanto, hanno tracciato una mappa delle aree italiane più soggette a pericolo d’inaridimento: sono le aree costiere di cinque regioni (Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) più una interna, alle spalle del Gargano, in Puglia. Un allarme che avvicina l’Italia a quella che è da tempo la situazione in Africa e Medio Oriente, dove il controllo dei grandi fiumi è la prima causa delle guerre, combattute a colpi di progetti e piani di sviluppo per deviarne il corso.

Più acqua … sì ma dove?
Come aumentare la disponibilità di acqua? E’ possibile trasportarla dai luoghi in cui si trova abbondante, a quelli in cui è scarsa? La superficie della Terra, attualmente, è già attraversata da canali e condotte che spostano grandi quantità di acqua anche a centinaia di chilometri di distanza (proprio come avviene con l’Acquedotto Pugliese in Italia). In questo modo, viene sottratta acqua agli abitanti di alcune zone per rifornire altri e anche questa può essere interpretata come una forma di solidarietà.
Negli ultimi 20 anni, molti sforzi si sono concentrati nella realizzazione di dighe, con la costruzione di oltre 35.000 grandi dighe. Di fatto queste hanno avuto un rendimento inferiore alle attese e in alcuni casi sono persino divenute causa di incidenti: inondazioni, inquinamento, emigrazione di intere popolazioni, danni irrimediabili agli ecosistemi.
Un’altra possibile strada, infine, consiste nella dissalazione dell’acqua marina. Dal 1950 in avanti si è cercato di progredire in questa direzione, migliorando i procedimenti per trasformare l’acqua di mare in acqua dolce. I più diffusi, al momento, sono i processi di distillazione (che utilizzano il calore, anche quello di risulta da altre attività industriali) e i sistemi a osmosi inversa (che usano principalmente elettricità). 

L’acqua e il suo acquaiolo
L’acquaiolo era colui che, letteralmente, vendeva l’acqua per strada, tanto che alcuni pozzi erano gestiti solo dagli acquaioli “ambulanti”. Riempiva i suoi barili e li disponeva a piramide su carrettini trainati da asinelli per portarli in giro per i paesi e le città ai clienti. Durante le soste , in attesa del rifornimento, stanchi della pausa o eccitati dalla presenza di una femmina, spesso i ciuchi litigavano e a pagarne le conseguenze erano i barili che si sfasciavano.
Intanto l’acquaiolo scaricava i barili negli orci di terracotta dei clienti. Il contenuto di ogni barile era chiamato viaggio e il loro numero era oggetto di liti frequenti fra clienti (per lo più le donne di casa) e acquaioli.
Onore dunque all’antenato dell’acquedotto e i sistemi a osmosi inversa (che usano principalmente elettricità).